Si è parlato di chillwave e di synthwave, con le loro svariate declinazioni, in questo blog. Tuttavia avevo omesso un’altra nicchia della cybercultura musicale che ho riscoperto casualmente questi giorni. V A P O R W A V E, musicalmente, riprende alcuni degli stessi contenuti dei brani della chill/synthwave. Eppure ciò che colpisce maggiormente è l’estetica, a partire dalla scelta di caratteri dei titoli: lo spazio tra una lettera e l’altra, il grassetto insieme al maiusc, alle volte la presenza dei simboli di tastiera meno utilizzati o ideogrammi asiatici, seguiti da numeri, tutti elementi che sembrano randomici.
Le scelte visuali dei pezzi vaporwave, sebbene probabilmente casuali nei dettagli, sono coerenti a un canone estetico – o AESTHETICS – comune a tutti gli artisti. Tra gli elementi che compaiono nell’immagine statica dei video di YouTube in cui troviamo questi brani c’è una commistione retrofuturista che unisce elementi di cultura pop-consumista in particolare degli anni ottanta e novanta, tecnologia ormai superata (monitor CRT, CD) ed elementi posticci del mondo classico greco-romano, come busti o sculture che sembrano più di plastica che granito. Il tutto appoggiato su di uno sfondo lisergico, spesso colorato con tonalità nebbiose e innaturali di colori sgargianti, come l’arancione o il viola, che lasciano intendere l’esistenza di un mondo virtuale – una specie di metaverso ante litteram – in cui tempo e spazio si confondono. Nella musica, le “lyrics” di questi video possono essere jingle pubblicitari destrutturati, rallentati e timbricamente alterati, che sembrano eco di interferenze captate dallo spazio profondo.
La particolarità di questi video è che lo shock da nonsense è così forte che in qualche modo riesce a suscitare emozioni inaspettate e lancinanti, soggettive a seconda di chi le sperimenta. Tra l’altro, caratteristica comune a tutte le altre ramificazioni della “wave”, questo genere musicale non avrebbe lo stesso significato se ascoltato fuori da YouTube, cioè senza la componente visiva. Per quanto ossimorico possa sembrare, questo è un genere di musica che, per essere apprezzato, deve essere visto oltre che ascoltato.
La stessa denominazione, vapor, è emblematica dell’inconsistenza di questo coacervo di caratteristiche che, non essendo legate da un significato apparentemente univoco, sembrano manifestazioni oniriche, evanescenti, che danno la sensazione che ciò che si è visto o ascoltato sia stato frutto di un sogno lucido. Inoltre, lascia intendere anche il carattere allucinogeno di questi video, i cui “vapori” (anche quelli emanati dalla sbornia consumista della nostra epoca) ci lasciano inebriati. Il fatto che il consumismo rappresentato sia quello più vintage, lascia un alone di nostalgica autoassoluzione, come se i prodotti di qualche decennio fa fossero più innocenti e innocui, forse perché consumati senza il senso di colpa che attanaglia il nostro presente, dove consumismo e capitalismo fanno rima con crisi economiche, diseguaglianze e disastri ambientali.

Tuttavia il tema portante della Vaporwave rimane la nostalgia o meglio, una sua rappresentazione incredibilmente fedele rispetto a come viene generata dalla nostra mente. D’altronde, la nostalgia è la dialisi del nostro passato: tutto ciò che ricordiamo, anche periodi non necessariamente felici, assume dei connotati positivi solo perché rappresenta qualcosa che c’era e non c’è più. La stessa Tassoni “vaporizzata” nel video sopra, una bevanda che tutti conoscono ma che pochi hanno assaggiato, diventa un elemento che manca nel nostro presente solo perché esisteva in potenza, non perché fosse effettivamente importante berla; era confortevole che esistesse perché faceva parte del nostro quadro composto di certezze. La Tassoni, come il Maurizio Costanzo Show, erano cose così martellanti e onnipresenti all’epoca che la loro subdola ed improvvisa sparizione ci lascia atterriti*. Eppure il fatto che vengano riesumate e riproposte in questa chiave aiuta ad elaborare il lutto della loro dipartita tracciando una linea di continuità con il passato della nostra società, come quando si guarda le foto di noi da bambini chiedendosi: com’è possibile che una cosa così diversa rispetto alla sua forma attuale sia esistita per davvero?
La pagina di Wikipedia inerente alla Vaporwave, accenna a una sua interpretazione in chiave anticapitalista addirittura ricercando la sua origine in un passo del Capitale di Marx, cosa che sembra non tornare (o quantomeno essere fraintesa), visti i sospiri che suscita nei commenti degli utenti di YouTube. Più convincente è il riferimento al tentativo di creazione di un linguaggio universale, in cui immagini e suoni diventano messaggi facilmente decifrabili da tutti perché in fondo trasmettono emozioni che non devono essere necessariamente capite, ma solo provate. Infatti, sembra riduttivo attribuire un esclusivo fine di critica sociale ad un qualcosa che tenta, forse incosciamente, di dare sfogo a sentimenti di cui ancora fatichiamo a trovare delle definizioni; una sorta di lallazione a seguito della quale, forse un giorno, troveremo le parole che cerchiamo.
* Che poi precisiamo: non è che entrambe le cose siano proprio sparite dalla circolazione. La cedrata Tassoni è ancora in commercio, mentre il Maurizio Costanzo Show è andato in onda fino al 2022. La questione non era tanto la loro mera esistenza, ma la loro rilevanza.

