Ho letto un articolo che, cosa eccezionale di questi tempi, mi ha dato una punta di ottimismo per il futuro. Non perché farcito di “andràtuttobenismo”, che ormai ha fatto il suo tempo, ma perché mi ha fatto capire quanto discutibili possano essere alcune, molte, delle opinioni che abbiamo sentito da un anno a questa parte in materia di pandemia, specialmente per quanto riguarda il futuro – di questa e delle prossime; già, le prossime.
Praticamente, non soddisfatti che le cose siano già andate malissimo per la gran parte di questo recentissimo passato, molti degli addetti ai lavori hanno iniziato a dipingere un futuro a tinte fosche: ma non necessariamente sugli effetti collaterali del Covid-19, la crisi economica, tutta la sindrome post-traumatica che ne subiremo, ma proprio sul fatto che, teniamoci pronti, di pandemie ne verranno a iosa negli anni a venire – sempre che questa non ce la portemo dietro ancora per anni. Quindi, come se non bastasse, non sarà sufficiente avere l’ansia per il presente ma dovremo averla anche per il futuro, adesso.
Venendomi difficile contestare le ipotesi che si sono fatte sul futuro della pandemia (non sono uno scienzato e anche prevedere il futuro non mi riesce così bene) mi è venuto però da pensare che, almeno da una prospettiva comparata, mi sembra assurdo voler fare una previsione a tutti i costi su una cosa che è stata così imprevedibile fin dall’inizio. Di conseguenza, nel consueto stile di chi vuol indicare le cose lasciando il commento agli altri, vorrei elencare le previsioni più gettonate sul futuro delle pandemie e quello che grosso modo ci insegna il passato.
PREVISIONE: Il Covid-19 durerà altri 10 anni. Questa storia del decennio del Covid venne fuori, presumibilmente, dall’articolo di Science che, forse un po’ provocatoriamente, indicava nei lockdown continui una soluzione miope per risolvere sul breve periodo la pandemia. La notizia fu ripresa da tutti e rielaborata nella forma “il Covid ce lo porteremo dietro ancora per anni”.
FATTI DAL PASSATO: L’influenza spagnola durò dal 1918 al 1920; Le epidemie di peste (elenco non esaustivo): la Peste di Giustiniano 541 – 543, la Peste Nera 1346 – 1353, la Peste del Seicento 1629 – 1633, la Grande peste di Londra 1665 – 1666; L’influenza asiatica 1957 – 1960; Questi sono alcuni esempi celebri di pandemie del passato che sembrano essere durate in media 3, 4 anni (mi preoccupa la Peste Nera, ma comunque è stata sotto ai 10). Ora, qua magari c’è da intenderci sul significato di pandemia: anche l’AIDS è considerata una pandemia, che dura ininterrottamente dal 1981 ad oggi, ma che però viene contenuta grazie ai miglioramenti notevoli nella terapia e nella prevenzione, pur rimanendo senza una cura vera e propria.
PREVISIONE: Il riscaldamento climatico favorirà l’insorgere di altre pandemie. E magari ha favorito anche questa. Ad esempio si ritiene che molti virus siano rimasti congelati nel permafrost per millenni. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe liberarli.
FATTI DAL PASSATO: Tra il XIV e il XIX secolo si pensa che la Terra sia stata interessanta da un brusco calo delle temperature, tanto che quel periodo è stato considerato come una “piccola era glaciale”; il periodo indicato coincide – c’è da dire che è alquanto ampio – con alcune delle pandemie più mortali della storia. Tuttavia, alla fine le due ipotesi non si escludono.
PREVISIONE: la distruzione degli habitat naturali e la conseguente promiscuità con gli animali aumenterà il rischio del salto dei virus da specie a specie. Il riferimento, in questo caso, è a Wuhan e ai wet-market in generale. Nei mercati cinesi le norme igieniche non vengono rispettate. I mercati cinesi sono pieni di fauna locale molto particolare, provienente da zone remote di un paese enorme, che di norma non dovrebbe trovarsi nello stesso posto tutta insieme. Trovandosi a stretto contatto gli animali si scambiano virus, che poi magari arrivano all’uomo. Col progresso esponenziale e la continua sottrazione di spazi alla natura tutto ciò sarà più frequente.
FATTI DAL PASSATO: Una delle storie sulla peste, sul metodo di trasmissione, è il salto del morbo dalle pulci dei topi agli uomini con cui convivevano. La promiscuità uomo-animale è sempre esistita, anzi, sicuramente di più nel passato. E infatti le pandemie ci sono state anche per queste ragioni. Paradossalmente ma non troppo, l’urbanizzazione ha “sterilizzato” buona parte dell’ambiente mettendoci al riparo da un contatto troppo stretto con la natura. Anche se non griderei troppo al successo.
PREVISIONE: la globalizzazione renderà sempre più difficile il contenimento delle pandemie. Qua in realtà siamo più nel reame dei fatti che delle ipotesi. Il mondo è già globalizzato e la facilità di spostamento e la diffusione di virus vanno a braccetto.
FATTI DAL PASSATO: Da quando vogliamo far partire la globalizzazione? Da Marco Polo? Dai Conquistadores in America Latina? Anche se rudimentali, i mezzi con cui l’uomo ha viaggiato per la maggior parte della sua storia non hanno frenato la diffusione dei virus.
Insomma, prepararsi al peggio per non essere sorpresi è un atteggiamento positivo. Solo che è difficile capire se queste previsioni siano dettate dalla foga del momento di voler dire per forza qualcosa piuttosto che voler trovare una soluzione. Ok, ci saranno altre pandemie. Ma allora? Certo che ci saranno. In fondo lo sapevamo, solo che non ci pensavamo tutti i giorni. Sarebbe più interessante sapere quando avverranno, dove cominceranno, di che tipo saranno. Solo che questo genere di informazioni è impossibile da sapere, adesso. Quindi a cosa ci serve parlarne? Come ci migliora il futuro, se ancora non abbiamo risolto il presente?